Il Casino del Principe

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A pochi metri dai resti del Castello, proseguendo il cammino che da Avellino conduce in Puglia, un edificio un tempo diroccato si trova ora completamento restaurato, dopo essere stato per lunghi anni disabitato.
L’edificio racchiude seducenti pagine di storia. Le mura di questo edificio, le cui origini sono fatte risalire alla committenza di Marino Caracciolo e databili ai primi anni successivi all’acquisto del feudo di Avellino.

a cura di Andrea Massaro (giugno 2010)
Casino del Principe
Casino del Principe - Foto d'epoca
Casino del Principe

Casino del Principe - Foto d'epoca
Casino del Principe

Casino del Principe - Il giardino
Casino del Principe

Casino del Principe - Il Cortile
Casino del Principe

Casino del Principe - La Fontana

 

Casino del Principe
Casino del Principe - Prospetto principale
Camillo Caracciolo, figlio di Marino e succeduto al padre nel governo del feudo, oltre ad aver avuto contatti con vari letterati dell’epoca, dimostrò notevole interesse per le arti. In Avellino trasformò parte dell’antico giardino feudale, sito dietro il castello, sulla collina del Belvedere, in un parco magnificente.

Il Bella Bona, testimone oculare degli avvenimenti accaduti in quell’epoca, ricorda che questo era adorno di fontane e di statue di egregia fattura, di piante e fiori, rifornito di varie specie di animali da volo e da caccia.
La costruzione del complesso rimane legata al periodo di massimo fulgore che visse Avellino sotto il dominio principesco della famiglia Caracciolo. Questa famiglia nel 1581 aveva acquistato il feudo di Avellino. Nel 1589 la stessa famiglia fu elevata da Filippo II di Spagna alla dignità principesca.
Il secondo principe di Avellino, Camillo Caracciolo, si mostrò anch’egli grande mecenate di artisti e poeti, artefice anche della trasformazione del grande giardino posto dietro al castello, sulla collina del Belvedere, in un grandioso parco, ricco di fontane, statue, piante e fiori di ogni specie, abbondante cacciagione e numerose stanze adatte a ricevere e ospitare le elitarie comitive che frequentavano lo straordinario complesso, ricco di acqua e frutti.
Il Parco divenne una delle meraviglie del tempo.
Sulla porta di accesso il Principe Camillo fece apporre la seguente iscrizione:

"Ammansendo Marte con i piaceri della pace, e nel tenere durante la pace in esercizio i giuochi di Marte in questo splendidissimo teatro del giardino, Camillo Caracciolo, principe di Avellino, preparò per sè, per i suoi, per i cittadini e per gli stranieri a fine di diletto, le gare della natura e dell’arte: delizia di Marte, presidio della pace."

Casino del Principe


Casino del Principe - Servizio Reception ACS
Il Casino, così come l’edificio d’ingresso al parco, col decadere della magnificenza dei Caracciolo decadde anch’esso fino a rinvenirlo nei documenti trasformato in locanda sin dal 1761 e poi acquistata dal medico avellinese Don Filippo de Conciliis nel 1806.

L’edificio sostituì il distrutto e sempre più fatiscente Castello di Porta Puglia. Lo stesso, sebbene si presentava come un elegante palazzo, fu costruito come luogo d’accesso al sontuoso Parco retrostante, ricco di alberi, piante e fiori esotici. La fauna che viveva al suo interno consentiva una ricca ed una più abbondante cacciagione e la sua estensione arrivava fino a comprendere il territorio dell’attuale frazione Picarelli.

La facciata uniforme conferisce al palazzo tratti di eleganza e sobrietà. Dopo l’elevazione del Palazzo del Largo, attuale palazzo della Provincia, in Piazza della Libertà, nel 1761 il Casino di Porta Puglia, come già detto, fu adibito a pubblica Locanda ove facevano sosta i viaggiatori.
In una descrizione lasciata da un noto viaggiatore della prima metà dell’Ottocento, Cesare Malpica, autore di numerosi reportage su luoghi e costumi dell’Italia del suo tempo, apparsa su “L’Omnibus Pittoresco” nel 1841, ci mostra il Casino del Principe adibito a “Grande Albergo mobiliato”.
Tutti i beni furono assegnati ai fratelli Bruno, figli di primo letto di Cristina Stella, successivamente sposata dal dott. Filippo de Conciliis.

In questo locale hanno trovato alloggio molte persone, specialmente truppe di passaggio, come appare in un atto del consiglio comunale del 1865, ove è indicata la somma da corrispondere ai fratelli Bruno per il periodo 1862-65.
Anche altri documenti precedenti indicano, tra la proprietà immobiliare del Principe di Avellino, una “Taverna a Porta Puglia”. Qui le vetture provenienti da Napoli e dirette a Foggia, Bari e altre località pugliesi, facevano sosta ed i viaggiatori trovavano ristoro nelle ampie sale, reduci da spossanti viaggi in carrozze, alla guida delle quali sedevano abilissimi vetturini che abitavano proprio nei pressi. Durante i giorni dell’occupazione garibaldina, che portarono all’unità d’Italia, la Locanda del Principe era gestita da Nunzio Saggese.

L’ex Locanda del Principe di Via Costantinopoli è stata completamente restaurata applicando le norme di conservazione da parte del Comune di Avellino che ne acquisì la proprietà nell’anno 1987.
La facciata dell’edificio che si stende lungo il Corso Umberto I, si presenta con garbo e linearità sobria, recentemente colorata color rosa.

 

Fonti e bibliografia essenziale

  • F. Barra - A. Massaro - A. Montefusco, Avellino - Immagini per una storia, Avellino 2001
  • A. Massaro, Locande, taverne, trattorie, bettole, osterie e cantine di Avellino, Atripalda 2006
  • M. G. Cataldi – A. Massaro, Avellino - profilo di una città, Avellino 1999
  • M. De Cunzo - V. De Martino, Avellino, Bari 1985

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