Villa Comunale

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L’alba del XIX secolo segnò una nuova fase per Avellino. Dopo lo splendore della città principesca ad opera della famiglia Caracciolo, alla quale si devono molte delle presenze architettoniche ancora oggi visibili nel capoluogo, mentre altre, realizzate a partire dal 1806, si devono ai francesi a seguito della conquista del regno di Napoli.
La nostra città negli anni seguenti andrà ad assumere il volto di una città moderna, in gran parte immutata, così come la conosciamo oggi.

a cura di Andrea Massaro (giugno 2010)
Villa Comunale
Villa Comunale inizio '900
Villa Comunale

Villa Comunale - Cartolina postale d'epoca
Villa Comunale

Villa Comunale - Giardino Botanico
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Villa Comunale - Giardino Botanico
Villa Comunale

Villa Comunale - Giardino Botanico
Villa Comunale

Villa Comunale - Giardino Botanico
Villa Comunale

Villa Comunale - Servizio Spazzamento ACS
Villa Comunale
Villa Comunale - Servizio Spazzamento ACS

In seguito all’istituzione nel 1812 della Regia Società Economica si stabilì di istituire anche un Orto Agrario in ciascun distretto in cui era divisa la Provincia di Principato Ultra. Ma solo quello del capoluogo fu realizzato.
In seguito, nel 1820, fu preso in affitto sulla collina dei Cappuccini un terreno di proprietà de Conciliis, che però si dimostrò poi insufficiente.

Nel 1831, invece, si decise di acquistare un appezzamento di terreno più vasto, ma anche più centrale, di fronte al Real Collegio lungo il viale dei Pioppi. La sistemazione, sebbene guidata da Federico Cassitto, valente segretario della Società Economica, risultò assai laboriosa e l’Orto, collocato nella nuova sede già nel 1839, fu inaugurato ufficialmente nel 1850.

Vi furono impiantate "varie colture di piante industriali erbacee ed arboree" e molte essenze ornamentali. Nel 1916 il Consiglio Provinciale deliberava la concessione dell’Orto Agrario all’Amministrazione Comunale, che voleva utilizzarlo come Villa per uso pubblico, tanto più che dal lato sud vi si godeva un ampio panorama sul Vallone Fenestrelle.

Il 21 luglio 1954 la Commissione Provinciale per la tutela delle bellezze naturali della provincia di Avellino deliberava di estendere il vincolo di bellezza naturale a tutta la zona della Villa in considerazione che la flora presente costituiva un insieme di quadro naturale e di bellezza panoramica che offre uno spettacolo di godimento pubblico.

Anni prima, durante il Decennio napoleonico, come è noto, furono istituite le Camere Agrarie, e in questo tempo avvenne anche l'apertura della Società di Agricoltura di Principato Ulteriore, che in seguito si chiamò Regia Società Economica per l'agricoltura, la pastorizia, le arti, il commercio e le manifatture, ed ebbe il suo ordinamento e i suoi statuti nel 1817.

Due anni dopo il Consiglio Provinciale proponeva di istituire un Orto Agrario in ciascuno dei tre distretti, (Avellino, Ariano di Puglia e S. Angelo de' Lombardi), in cui era divisa la Provincia.
L’inaugurazione in Avellino, unico orto realizzato, avvenne il 31 luglio 1850, giorno del compleanno della regina Maria Teresa Isabella, e fu celebrata con composizioni poetiche, oltre che con la raccolta di offerte da distribuire ai poveri e come dote alle fanciulle bisognose.
La Commissione "regolatrice dell'Orto" era composta dall'Avv. Fiorentino Zigarelli, in qualità di Presidente, dai sigg. Tango, Montuori e Balestrieri, come componenti, e da Giovan Pirro de Luca come segretario.
Il primo direttore fu il prof. Giuseppe Domenico Cestoni, al quale successe il prof. Achille Bruni e infine il prof Onofrio Parenti.

Intorno al 1860 la vita economica cittadina cominciò ad entrare in crisi nonostante l'istituzione, nel 1862, della Camera di Commercio ed i vari tentativi di salvataggio operati dal Comizio Agrario, che sostituì dal 1866 la Società Economica.
La fine di quest'ultima segnò il progressivo abbandono dell'Orto Agrario, che nell'ultimo periodo era stato affidato all'Istituto Tecnico di Avellino. Non a caso il Progetto per il nuovo Piano Regolatore della città, redatto dall'ing. Raffaele Cucciniello nel 1913, ne prevedeva addirittura l'eliminazione con la collocazione, al suo posto, della stazione ferroviaria.
Per quanto il Piano Regolatore non fu mai realizzato, l'Orto continuò il suo declino, finché il 15 agosto 1916 il Consiglio Provinciale, presieduto da Francesco Tedesco, ne deliberava la concessione all'Amministrazione Comunale che ne aveva fatto richiesta per utilizzarlo come villa e "per il pubblico passeggio".
La delibera, vistata dalla Prefettura il 9 novembre 1916 e comunicata 3 mesi dopo al presidente del Comizio Agrario, ne consentì la consegna il 6 giugno 1917 al Sindaco Aster Vetroni.

La descrizione e l'inventario contenuti nel verbale di consegna danno un'idea ben precisa e suggestiva dell'Orto, che, per un'estensione di ettari 1,33, appariva diviso in quattro appezzamenti con viali a crociera nel cui punto d'incontro era una vasca con acqua.
In fondo al viale principale, che partiva dal cancello d'ingresso, era invece collocato un capanno in legno coperto di paglia.
Nei due appezzamenti prospicienti il Corso Vittorio Emanuele erano sparse numerose piante ornamentali e alberi d'alto fusto, così come elencati nell’apposito verbale di consegna predisposto il 6 giugno 1917, appresso indicate:

Abeti 7, Querce di sughero 2, Ippocastani grandi 3, Ippocastani piccoli 2, Cedro del Libano 1, Vellictonia gigantea 1, Grippi d’omeria 1, Pinus marittima 3, Pinus silvestrij 4, Magnolie 2, Tacjus baccata 10, Pinus cultra 16, Cedrus Teodara 3, Larice 1, Sequoia 2, Lilio dentron tulipeferum 1, Tuga orientale 1, Cipressi 2, Cefalotax baccata 4, Camelia 3, Rododendro 1, Quercus elix 8, Ilex 3, Tuipinamidalie 4, Tuij nane 3, Nespolo del Giappone 1, Noce 1, Bignonia catalca 23, Pini comuni 5, Platani 13, Olmi selvatici 8, Pioppi del Canada 8.

In uno sono 148 piante di alto fusto. Nei due appezzamenti poi a cultura agraria esiste un vigneto specializzato a filari di uve da tavola e da vino, nonché varie piante da frutto, mentre le colture erbacee sono rappresentate da frumento, orzo, patate e granone.

La convenzione, della durata di 29 anni ma rinnovabile, stabiliva che il fondo dovesse essere adibito esclusivamente ad uso di villa e dovesse essere mantenuto sempre in buono stato dal Comune, al quale veniva concesso di utilizzarlo in parte per colture sperimentali.
All'Orto, che rappresentava l’"unico giardino pubblico" esistente in città, già negli anni '50 veniva riconosciuto un notevole interesse dal punto di vista naturalistico e paesaggistico da parte sia degli Enti locali sia del Ministero per la Pubblica Istruzione, che nel gennaio 1956 emetteva un Decreto di vincolo sull'intera area ai sensi della legge 1497/39.
Provvedimento che tuttavia non avrebbe impedito che il terreno dell'antico orto, già diviso in due dal prolungamento della via Littorio, poi via Roma, fosse sacrificato nella parte retrostante, per la costruzione di un edificio destinato ad ospitare il Museo e la Biblioteca Provinciale.

Fonti e bibliografia essenziale

  • G. Zigarelli, STORIA CIVILE DI AVELLINO, Napoli 1889
  • M. G. Cataldi – A. Massaro, Avellino - profilo di una città, Avellino 1999
  • C. Festa, La Camera di Commercio di Avellino e le istituzioni che l’hanno preceduta, Avellino 1960
  • M. De Cunzo - V. De Martino, Avellino, Bari 1985

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